19 aprile 2018

Banana bread


Sai che vi dico? Che ogni tanto devo isolarmi, pensare al mio orticello (non che voi siate delle patate piuttosto che dei pomodori ^_^ ahahahahah) e far finta che ciò che mi sta intorno non esista........e vi sembra facile...troppe distrazioni in effetti ma anche distrazioni piacevoli quindi diciamo che le subisco volentieri; però eccomi tornata finalmente, anche perchè se non smaltisco un pò di ricette va a finire che devo comprarmi altre schede di memoria dato che quelle che ho sono tutte a tappo, ma più che altro, va a finire che temporeggiando, tanto lavoro vada poi a finire nel dimenticatoio. Allora il mio rapporto con il Banana Bread non è sempre stato idilliaco (e infatti nel blog neanche l' ombra)...ricordo il primo che feci...un flop assurdo che adesso vi racconterò....posso solo anticiparvi che dopo quella volta mi guardai bene dal far entrare una banana troppo matura e schiacciata in uno dei miei dolci.

In realtà io le banane le adoro...ma forse adoro non è il temine più consono....diciamo che questo frutto lo consumo solo quando è al limite tra l' acerbo e il maturo, già appena cominciano ad ingiallire troppo cerco di evitarle se poi arrivano anche le prime macchiette nere allora ciaooooo...inizio a snobbarle facendo ricadere la mia scelta su una mela piuttosto che su un kiwi; se non erro anche a chi mi ha passato la ricetta, le banane piacciono proprio quando si trovano a quello stadio, vero Barbara



Questo odio e amore che provo verso le banane è probabile che derivi  da un fatto che mi traumatizzò l' adolescenza e che vede come protagonista una mamma (la mia) che dopo aver avvisato-scoraggiato smisurate volte delle figlie tanto testone (si...ero con mia sorella) si ritrova a compiere un gesto non propriamente consono ad una mamma.

Per farvela breve, io e mia sorella insistemmo così tanto nel mangiare quelle banane troppo acerbe e insistente fu anche l' affermazione "....ma a noi piacciono così!!!!!" che allora  lei divertita ci lasciò fare ma avvisandoci che ce le avrebbe fatte mangiare tutte in un colpo al primo accenno di disgusto........arriva quindi il primo morso e all' immediata sensazione di "allappamento" della lingua, palato e quant' altro rende il boccone troppo amaro......ahahhahahaha......davverooooo.....lascio a voi immaginare l' epilogo di questa divertente storiella.....ma credetemi che allora non mi sembrava così divertente.

Per riallacciarmi al primo, primissimo Banana Bread che feci, devo ammettere che lo preparai forse con leggerezza...non so per quale ragione andò male, anche perché la ricetta era abbastanza sicura viste le fonti (non riporterò nessun nome o link solo per correttezza ^_^)...forse troppe le banane per i miei gusti???!!? Quelli che due sono poche ma tre sono troppe?!?!!?!!? Probabile....ricordo solo che in quel caso l' odore forte che si sprigionò per tutta la casa mi fece venire in mente le formiche......ahahhaahhaha...adesso vi chiederete se ho mai mangiato formiche....ahahhahhaa.....no...ma l' odore era davvero di formica.


Comunque le banane erano rimaste un tabù ma questo solo prima di cominciare a provare le ricette per il libro mio e di Rossella.....essendo un volume dedicato a ricette FREE, senza uova, senza glutine e bla bla bla....la banana è arrivata in mio aiuto; l' ho usata principalmente quando per forza di cose dovevo dimenticarmi di usare le uova, e nonostante io le adori come nessun altro ingrediente al mondo, ho pensato che questa astinenza potesse portami a qualcosa di buono e così è stato!!! Tutto ciò che preparavo con banana e senza uova mi piaceva, certe volte anche al primo tentativo quindi doppia soddisfazione.

Nonostante questo il BANANA BREAD è rimasto un tabù, è stata Barbara che con le sue numerose manifestazioni di amore verso questo dolce da colazione, mi ha indotto a tentare di nuovo e vi dirò di più....mi ha regalato la sua ricetta attuale, quella che fa più di frequente e che ultimamente ama molto ma che ancora non è presente nel suo blog.....bhe...io l' ho amata allo stesso modo e questo post ne è la dimostrazione.

Diciamo che a sto giro non ci sono stati intoppi....solo una divergenza di opinioni sul numero di banane...due...tre...."ma tre sono troppe, poi troppo pesante"...ok ne metto due (anche se tre mi facevano gola)....diciamo che ho cercato di darle ascolto e ho cercato di fare la brava bimba ma ahimè, non ho resistito e con un colpo di coda ho fatto di testa mia (quando mi impunto è un dramma) e la terza c'è caduta all' ultimo, proprio appena prima di infornare!!!!! Ah...la ricetta prevedeva anche delle noci, circa 60g ma io non l' ho messe dato che volevo provarlo al naturale, niente vi vieterà di aggiungerle!

Direi che è ora della ricetta, provatela e fatemi sapere più che altro sul discorso "NUMERO BANANE"..voi quante ne preferite???!?!??!???! 




Banana Bread

Ingredienti
(per uno stampo da plumcake 24x30cm)

2 uova medie a temperatura ambiente
75g di zucchero muscovado
85g di zucchero di canna demerara
2 banane mature (circa 240g) + 1 per la finitura
135g di farina di farro integrale (anche una
90g di farina 00
12g di lievito per dolci
90ml di olio di semi di girasole
50ml di latte intero


Procedimento

Nella ciotola della planetaria (o con l' aiuto di fruste elettriche) montate molto bene le uova con i due tipi di zucchero, una volta ottenuto un composto voluminoso e areato, unite le banane precedentemente schiacciate con una forchetta (se sono particolarmente mature potete anche inserirle a pezzi direttamente nella ciotola della planetaria mentre è in funzione dato che si frantumeranno da sole); adesso setacciate le due farine insieme al lievito e versate il tutto direttamente nella ciotola, lasciate amalgamare bene ma senza lavorare troppo e una volta ottenuto un composto omogeneo unite anche il latte e l' olio. Versate i composto nello stampo precedentemente rivestito con carta da forno, sbucciate la terza banana, dividetela in due e adagiatela direttamente sopra l' impasto; cuocete in forno preriscaldato a 170°C per circa 45/50 minuti (farà fede la prova dello stecchino di legno che se inserito al centro dovrà uscire perfettamente pulito).




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4 aprile 2018

Biscotti al riso con miglio e uvetta (senza glutine)



Non so perchè ma quando si tratta di starsene davanti allo schermo a lavorare finisco sempre per fare tutto fuor che quello.....ahahahah...mi distraggo come la più ingenua delle alunne, resto anche  giuliva con il naso per aria come faceva tra l' erbetta la vispa Teresa, insomma cazz - e - ggio (ops....se pò dì nei post??!?!?!)  e quando poi converrebbe stringere i tempi (la stessa stretta con la quale Teresa tratteneva la povera farfalletta)....il tempo ormai mi è sfuggito. Non oggi però....tanto sentite...piove e non posso di certo andarmene a zonzo tra l' erbetta cercando di rendere la vita impossibile alla povera e afflitta farfalletta...mi metterò quindi comoda comoda per raccontarvi questi biscotti  fatti di riso e di miglio pensati per Fior Fiore In Cucina Coop .

Sapete della rubrica DOLCE che ho su FiorFiore in cucina....il tema dello scorso mese era il miglio, infatti in questo post ve ne avevo già parlato, quella volta pensai al Budino con miglio e amaretti tralasciando tutte le altre ricette, la scelta di esordire con qualcosa al latte e che fosse anche al cucchiaio non fu dettata da una sorta di ordine d' importanza....anzi, sapete che adoro biscottare e tutto ciò che è "ad alta friabilità" deve restare impigliato nel mio archivio di ricette....ma bensì da un' impellente necessità di riempire degli spazi vuoti...e per tali spazi intendo quelli lasciati dalle tante ricette budinose e al cucchiaio che faccio e che mai riesco a scrivere. Non chiedetemi il perchè di certe dinamiche.....sarà che nella maggior parte dei casi mi fisso...un pò come faceva la Teresa...quella vispa, che si era presa una cantonata per sta povera farfalletta....io al posto di insetti svolazzanti, preferisco stringere forte tra le dita biscotti e o roba simile ecco!!!!!

Ed infatti #erieccomequi con l' ennesima lista di ingredienti che se riuniti insieme in una ciotola...ma messi lì così come vengono...più o meno...grossolani...possono innescare il solito allarme ALTA FRIABILITA'.....quindi occhio....allontanatevi se pensate di non essere pronti per questa esperienza ^_^. 

Approfondendo il dettaglio ingredienti, per questi biscotti ho usato del miglio, non della farina però....ma proprio del MIGLIO MIGLIO...intero, a chicchi crudi e belli scrocchierelli  (ovviamente non ho trascurato il dettaglio risciacquo e tostatura) che poi ho rovesciato nella ciotola di cui sopra.

Come potete notare, per la ricetta di oggi sarà necessario avere in casa anche dell' uvetta ma posso tranquillamente rassicuravi e dirvi che anche senza i biscotti risulteranno meravigliosi....se non volete proprio prepararli lisci, concedo l' uso di gocce di cioccolato o di frutta secca tritata grossolanamente ^_^.

Quando faccio esperimenti gluten free prediligo la scelta di miscelare  in autonomia le diverse farine che sposano alla perfezione la tesi, evitando così i mix già pronti che si trovano sul mercato....non è una presa di posizione però, semplicemente mi piace testarle e capire come si comportano a contatto con i liquidi e se le diverse combinazioni portano a casa risultati diversi. Devo dire che farina di riso e grano saraceno sono una coppia che spacca e se poi un miglio croccante e brioso si mette di mezzo....allora state tranquilli che vi innamorerete di questa ricetta!!!!


Biscotti al riso con miglio e uvetta (senza glutine)


Ingredienti
per circa 24 biscotti

40g di uvetta 
rum q.b.
40g di miglio
150g di farina di riso
20g di farina di grano saraceno
60g di zucchero di canna
80g di burro freddo di frigorifero
la scorza di 1 limone non trattato
1 uovo medio
1 pizzico di sale

zucchero di canna q.b.

Procedimento


Per prima cosa fate rinvenire l’ vetta nel rum poi strizzatela, tamponatela con della carta assorbente e lasciatela da parte. Sciacquate il miglio sotto l’ acqua corrente, tostatelo per pochi minuti in una padella antiaderente e lasciatelo da parte a raffreddare. In una ciotola unite la farina di riso, la farina di grano saraceno, il miglio tostato freddo, lo zucchero e il burro freddo tagliato a dadini, con la punta delle dita iniziate a lavorare gli ingredienti in modo da ottenere un composto sbriciolato. Unite adesso l’ uovo, la scorza del limone e il sale, lavorate brevemente, giusto il tempo necessario di ottenere un composto omogeneo. Con l’ impasto ottenuto formate una palla, avvolgetela in della pellicola per alimenti e lasciate riposare in frigorifero per almeno un’ ora. Trascorso il tempo stendete la pasta ad uno spessore di 5mm circa, formate i biscotti, adagiateli su una placca rivestita con carta da forno e cospargeteli con lo zucchero di canna. Cuocete in forno preriscaldato a 170°C per circa 15 minuti o fino a doratura.





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30 marzo 2018

Crostata con ricotta al caffè


Se mi perdo in chiacchiere potrei rischiare di non pubblicare questa ricetta pensata e realizzata proprio per questa Pasqua, dovrei scappare a lavoro ma voglio fermarmi una attimo solo per voi. Trovo questo dolce perfetto per chi ama le cose semplici e fresche, per chi ha voglia di preparare qualcosa di diverso e che stupisca i propri invitati....per chi ama infinitamente la ricotta e il caffè! Io adoro la ricotta nei dolci....letteralmente la trovo divina, sempre opportuna e capace di regalare quella consistenza magica, il caffè poi non ne parliamo...sempre dentro al pezzo! Potrei definire questa di oggi la mia idea di dolce ideale proprio perché è composto dai tre elementi che mi ritrovo sempre a maneggiare, paste friabili, ricotta e caffè. Realizzarla è davvero semplice e veloce, la cottura è prevista solo per il guscio, poi la crema la si prepara in tre minuti tre ed è il riposo al fresco a fare il più del lavoro. Se magari pensate che con i tempi ci state, se avete anche messo in conto IL DOLCE DELL' ULTIMO MINUTO, allora potete magari avvantaggiarvi con la pasta frolla al cacao che forse merita la dovuta sosta in frigorifero, anche i cioccolati che userete come decorazione potrete realizzarli in anticipo....io ho usato una stampo carino carino proprio a forma di ovetto di Pasqua ....adesso potrete anche omettere questo dettaglio prettamente pasquale ma diciamo che trascurare i particolare sarebbe un peccato, nel caso sia davvero impossibile pensare agli ovetti...beh...inventatevi qualcosa anche usando la sac a poche o qualche altro espediente dai ^_^! Mi scoccia scappare così presto ma ho più fiati sul collo e devo assolutamte allontanarli.....ahahahhahhhahhahh.....facciamo che vi auguro una BUONISSIMA PASQUA e che non mancherà occasione per correre a vedere se avete combinato qualcosa mentre sarò distratta dal lavoro. Bacione e speriamo splenda il sole prima o poi!

stampo Choco Ice Ovette Pavoni


Crostata con ricotta al caffè con pasta frolla integrale al cacao

Ingredienti
(per uno stampo da 20cm)

Per la pasta frolla integrale al cacao
200g di farina integrale
50g di farina di riso
125g di burro a temperatura ambiente
25g di cacao amaro in polvere
125g di zucchero a velo
1 uovo medio
scorza di 1 arancia non trattata

Per la crema di ricotta al caffè

250g di ricotta vaccina a temperatura ambiente
100g di zucchero di canna
2 caffè espressi (circa 50ml)
6g di agar agar o 5/6g di gelatina in fogli
125ml di panna fresca
1 baccello di vaniglia

Per i cioccolatini decorativi

100g di cioccolato fondente al 70%

Per finire
cacao amaro in polvere q.b.
gruè di cacao q.b.


Procedimento

Preparate i cioccolatini: sminuzzate il cioccolato con un coltello, fondete i 2/3 a bagnomaria e una volta ottenuto un composto liscio ed omogeneo, allontanate dal fuoco e unite il cioccolato restante; amalgamate bene e riempite le impronte dello stampo per cioccolatini, con una spatola eliminate il cioccolato in eccesso e mettete in frigorifero a raffreddare. 

Preparate la pasta frolla: per prima cosa setacciate insieme le due farine e il cacao, poi lasciate da parte (questi saranno gli ingredienti secchi); montate nella ciotola della planetaria  il burro insieme allo zucchero a velo  una volta che il composto risulterà gonfio e omogeneo, unite la scorza dell' arancia, l' uovo intero e una volta assorbito, unite anche gli ingredienti secchi; lavorate il minimo necessario. Una volta ottenuto l' impasto, passatelo su un piano di lavoro, lavoratelo a mano fino ad ottenere un panetto e lasciatelo riposare in frigorifero avvolto nella pellicola per alimenti, per almeno un' ora o fino al giorno dopo.

Una volta trascorso il tempo:


  • Preriscaldate il forno a 180°C.
  • Stendete la pasta frolla al cacao ad uno spessore di 3mm circa e rivestite uno stampo per crostata. Profilate i bordi, con l' aiuto di una forchetta bucherellate il fondo e appoggiate della carta da forno; riempite con i pesi per torta (oppure con dei legumi).
  • Infornate e cuocete in bianco per circa 20 minuti; togliete i pesi e cuocere ancora per altri 10 minuti, finché la pasta risulta dorata.
  • Sfornate, eliminate i pesi o i legumi e lasciate raffreddare.

Preparate la crema di ricotta e caffè:


  • In una ciotola amalgamate la ricotta con lo zucchero, i semi del baccello di vaniglia e i caffè espressi freddi e lasciate a temperatura ambiente.
  • In un pentolino scaldate metà della panna (circa 60ml) e una volta che avrà raggiunto il bollore unite l' agar agar setacciato, mescolate bene per non creare grumi e lasciate cuocere per due minuti.
  • Unite adesso velocemente la panna con l' agar agar al composto alla ricotta e alla panna restante, amalgamate bene la crema e versatela nel guscio di frolla al cacao.
  • Mettete in frigorifero per almeno 4/6 ore.

Decorate la crostata: con il cacao formate un disegno, io ho posizionato al centro della crostata un piattino di carta ed ho poi spolverato con il cacao in modo da formate un cerchio; decorate con i cioccolatini realizzati in precedenza e cospargete con il gruè di cacao.


NOTA: per quanto riguarda l' agar agar (gelificante naturale) purtroppo non tutti i tipi funzionano allo stesso modo, o meglio, non tutti sono performanti in uguale misura, per questa ragione potreste correre il rischio di ottenere una torta traballante e quindi compatta al centro non a sufficienza per essere tagliata; consiglio quindi di testare il proprio agar agar prima di procedere con le dosi indicate.










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27 marzo 2018

Pastiera al cioccolato



La Pastiera Napoletana è un dolce che per le feste Pasquali rifaccio sempre moooolto volentieri...non la faccio per qualcuno in particolare perché in realtà non piace a quasi nessun componente della famiglia....o meglio....la faccio in particolare per me ^_^..... i canditi , ahimè destabilizzano non poco le nane e probabilmente anche  tutta la truppa che di solito mi gira intorno. Pur conoscendo questo dettaglio mi sono sempre rifiutata di prepararla senza...io le ricette tradizionale le faccio come devo essere, su questo non ho mai ceduto....è per questo che di solito la Pastiera la condivido con il posto che si aggiunge a tavola...insomma, quello dell' ultimo minuto e che di solito apprezza sempre tutto. Rifaccio questo dolce ogni anno perché oltre ad amarlo come sapori, adoro proprio prepararlo...non è una ricetta diretta ed immediata, richiede un po' di attenzioni ma forse è proprio questa peculiarità ad attrarmi così tanto. Ad ogni modo, vuoi per necessità o vuoi per portare una ventata di novità, a questo giro ho deciso di mettermi alla prova e di tentare con una versione al cioccolato di questa classica Napoletana


L' idea del cioccolato è arrivata dai colori perché avendo una farina di riso venere da utilizzare volevo che l' effetto cromatico giocasse un ruolo importante...quindi con una frolla decisa e pronunciata e  anche abbastanza scuretta dovevo per forza di cose optare per una farcia che avesse le stesse tonalità. Per questa Pastiera tutta nuova e forse non troppo tradizionale ho comunque cercato di rispettare consistenze e certe note aromatiche...si quindi all' aroma Fiori d' Arancio e si ad una frolla ricca e vellutata.....le gocce di cioccolato hanno preso il posto dei canditi....(e qui si è alzata una hola che gli strilli li hanno sentiti anche oltre mare) ma ricotta e grano sono rimasti incollati al proprio posto dove il cioccolato li ha coccolati avvolgendoli completamente.


tovagliolo HUE table stories


Pastiera al cioccolato

Ingredienti
(per uno stampo da 26cm - teglia in alluminio leggera con bordi svasati alti 4-5cm)

PER LA PASTA FROLLA AL RISO VENERE

330g di farina di riso venere (più 5/6g per la spianatoia)
170g di burro morbido a temperatura ambiente
130g di zucchero a velo
1 uovo grande
2 tuorli grandi
la punta di un cucchiaino di lievito
1ml (mezza filetta) di aroma di fiori d' arancio
1 limone non trattato (solo la scorza)
1 pizzico di sale

PER LA CREMA ALLA RICOTTA

350g di ricotta di pecora perfettamente sgocciolata (almeno 12h prima)
300g di zucchero semolato
3 uova grandi
2 tuorli grandi 
2ml (una fialetta) di aroma di fiori d' arancio
70g di gocce di cioccolato fondente
150g di cioccolato fondente al 70%

PER LA CREMA AL GRANO

300g di grano cotto per pastiere
200g di latte intero fresco
1 arancia (tutta la scorza)
1 limone (tutta la scorza)
30g di burro


Procedimento


LA SERA PRIMA PREPARARE LA PASTA FROLLA e procedere in questo modo: con l' aiuto di una planetaria o con le fruste elettriche, montate il burro morbido con lo zucchero, la scorza del limone grattugiata e l' aroma di fiori d' arancio, per almeno 5 minuti, fino ad ottenere un composto cremoso e omogeneo; mantenendo una velocità sostenuta delle fruste, unite il tuorlo e lasciare assorbire, unite poi i due tuorli facendo attenzione ad inserire il secondo solo quando il primo sarà stato assorbito dal composto. Una volta ottenuta una crema liscia ed omogenea, unire il sale. Adesso a mano aggiungete la farina di riso venere unita al lievito setacciato e mescolate velocemente con una spatola. In pochi gesti la frolla si compatterà risultando però molto morbida. Trasferitela su una spianatoia e con l' aiuto di poca farina (5-6g), formate una palla, appiattitela il più possibile e avvolgetela in della pellicola per alimenti. Lasciate riposare in frigorifero fino al mattino successivo (12h ma anche 24h); il riposo sarà fondamentale, non usate quindi la frolla prima del tempo stabilito.

PREPARARE LA CREMA ALLA RICOTTA: unite la ricotta sgocciolata allo zucchero, mescolate bene e lasciate riposare nella ciotola coperta con pellicola; lo zucchero si dovrà sciogliere e il composto dovrà risultare omogeneo. Lasciate da parte in un luogo fresco ed asciutto.

PREPARARE LA CREMA AL GRANO: tagliate le scorze degli agrumi con il coltello cercando di non sprecarne neanche un pezzetto; in un pentolino abbastanza capiente, unite il grano, il latte, il burro e tutte le scorze. Cuocete per 25 minuti circa a fuoco basso avendo l' accortezza di girare spesso. Si dovrà ottenere una crema abbastanza vellutata. Allontanate dal fuoco e lasciate raffreddare completamente. Dopo aver eliminato le scorze degli agrumi, sarà possibile frullare parte del grano (100g circa) ma solo nel caso in cui non si gradisca sentire la presenza dei chicchi. Io francamente ho preferito lasciare la crema di grano integra.

A questo tritate finemente il cioccolato fondente e fondetelo a bagnomaria, lasciatelo intiepidire.

SETACCIARE LA RICOTTA: con l’ aiuto di un colino a maglie strette setacciate la ricotta in modo da ottenere una crema perfettamente liscia; unite adesso le uova intere e i tuorli, unite 2ml di aroma di fiori d' arancio, il cioccolato fuso e le gocce di cioccolato. Unite poi la crema fredda di grano e amalgamate il composto. Lasciate in frigorifero coperto con pellicola.

ASSEMBLARE LA PASTIERA: imburrate e infarinare lo stampo; su un piano di lavoro infarinato, stendete 2/3 della frolla (1/3 lasciatelo in frigorifero avvolto nella pellicola servirà per realizzare le strisce) ad uno spessore di 4mm circa e rivestite lo stampo; tagliate la pasta in eccesso e con una forchetta, bucherellate il fondo, posizionate lo stampo in frigorifero e nel frattempo con la frolla rimasta, dopo averla stesa sempre ad uno spessore di 4mm circa, formate 6-8 strisce (a seconda della dimensione dello stampo) larghe più o meno 1,5cm. Estraete dal frigorifero stampo e ripieno; versate il ripieno nella tortiera (è possibile che ne avanzi un po') senza arrivare al bordo, lasciate 6-7mm. Adagiate le prime tre strisce distanziandole di circa 4cm l' una dall' altra; adagiate adesso le altre tre incrociandole sulle precedenti cercando di formare dei rombi. Con un coltello tagliate le strisce nei pressi del bordo avendo l' accortezza di lasciare un piccolo margine; sigillate le strisce al bordo della pastiera. Mettete in frigorifero per due ore circa (questo riposo non farà gonfiare troppo la Pastiera in cottura ed eviterà quindi che si rompa).


COTTURA DELLA PASTIERA: preriscaldate il forno a 170°C (modalità statico), infornate la pastiera sul ripiano più basso e cuocete per la durata di 1h e 20' circa; è possibile che ci vogliano dai 15' ai 20' in più, ciò dipenderà dal forno. L' importante è che la pastiera risulti cotta (prova stecchino al centro), dorata e non bruciata. Se in cottura dovesse gonfiarsi, aprite leggermente il forno e richiudetelo immediatamente. Una volta raggiunta la giusta cottura, spegnete il forno, socchiudere lo sportello e lasciare la Pastiera all' interno per 30' circa. Sfornate e lasciate raffreddare nella teglia. Non toccate la Pastiera per almeno 1 giorno, tale riposo consentirà agli aromi di amalgamarsi tra loro. Conservate il dolce a temperatura ambiente in un luogo fresco e asciutto, coperto da una campana di vetro per tre o quattro giorni circa.





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20 marzo 2018

Budino con miglio e amaretti



Non posso credere di essere in pari con tutto...ehhhhh....tutto o quasi, di certo sono in pari con ricette e lavori da consegnare e sta cosa mi fa strano...la normalità si chiama frettastress  e pressione psicologica che subisco in silenzio ovviamente. Ma sapete che questa calma non mi piace affatto? E' vero che posso dedicarmi meglio alle ricette sul blog ma non voglio allentare i ritmi....fosse mai che poi mi perda e non riesca più a mantenere un livello di attenzione bello alto....hahahahah..potrei sembrare anche masochista vero! Sono abituata a lavorare a ritmi serrati quindi sapete che faccio nel frattempo???!?!? Passerò più spesso da queste parti....cucinerò tutto ciò che mi passa per la testa, lo farò per me...solo per me e per il piacere di farlo, tanto poi lo so che arriveranno momenti critici....la primavera dovrebbe arrivare no??!?!!?? Con quella nei paraggi tutto dovrebbe svegliarsi a allora addio alle giornate trascorse in casa a smanettare in cucina tra forno e spianatoia. 

Per oggi faccio finta di rilassarmi dai, mi preparo l' ultimo caffè della giornata...poi magari anche una tisana al finocchio e nel mentre vi scrivo questa ricetta, una delle quattro pensate per Fior Fiore In Cucina di questo mese. Il tema scelto era il miglio.....ho avuto quest' idea perchè cercando un pò  in giro, di ricette dolci con il miglio solo una grande moria....quindi mi son detta che poteva essere una bella cosa focalizzare il nuovo servizio proprio su questo ingrediente.


Fino ad un pò di tempo fa dicendo miglio forse la maggior parte della gente pensava ai canarini e al mangime che di solito gli si metteva nella ciotola.....hahahahahh....oggi per fortuna è un cereale rivalutato che gode di numerosi pregi e per citarne alcuni:


  • E' ricco di sali minerali come il magnesio e il fosforo ma anche ferro e calcio
  • Contiene vitamine del gruppo B, A, E 
  • E' ricco di acido silicico ed quindi la cura perfetta per unghie, capelli e denti
  • E' molto digeribile
  • Non ha bisogno di ammollo
  • E' ricco di carboidrati quindi un alimento energizzante
  • E' diuretico e ricco di fibre
  • Se decorticato non contiene glutine ^_^ 

100g di Miglio contengono

In cucina come detto anche sopra non ha bisogno di ammollo e scusate se è poco,  è opportuno cuocerlo ma senza lessarlo e scolarlo poi dall' acqua di cottura dato che proprio lì che si concentra tutta la sua ricchezza, sarebbe anche buona norma risciacquarlo con acqua corrente e tostarlo poi per circa 2/3 minuti in un padellino antiaderente. Ritornando al metodo di cottura e parlando in numeri, io di solito lo metto in pentola considerando 1 parte di miglio e 3 parti di acqua, copro con un cerchio e cuocio a fuoco basso finchè il liquido è completamente assorbito, ci voglio circa 10/15 minuti, se lo uso per ricette salate unisco anche un cucchiaio abbondante di olio evo.

Adesso però stop ai discorsi e scriviamo la ricetta di questo BUDINO CON MIGLIO E AMARETTI...adoro gli amaretti e quando posso li aggiungo volentieri ai miei dolci. Occhio però questo dessert al cucchiaio sarà diverso dai suoi simili, il miglio in cottura si poserà sul fondo ma poi quando sarà il momento di affondarci il cucchiaino, sarà il primo che incontrerete....preparatelo e fatemi sapere cosa ne pensate......resterò in dolce attesa...ahahahahahaha...CAPI' ^__________^???!?!?!?

COSA MOLTO IMPORTANTE, utilizzate stampi per budino antiaderenti dato che con l' alluminio la tendenza è quella di far rimanere il prodotto attaccato alle pareti (a me è successo numerose volte)...lo so che gli stampi in alluminio hanno il loro fascino ma un budino tutto scomposto certe volte è tutto tranne che affascinante ^_^.

Budino con miglio e amaretti
Ingredienti
(per uno stampo da budino da 1l circa)


50g di miglio
200ml di acqua

Sciacquate il miglio sotto l’ acqua corrente, tostatelo per pochi minuti in una padella antiaderente e lasciatelo da parte a raffreddare.

Versate l' acqua in una pentola, unite anche il miglio e ponete subito sul fuoco basso; cuocete per circa 15 minuti, fino a quando tutto il liquido sarà stato assorbito, si otterranno circa 200g di prodotto finito.


300ml di latte intero
200ml di panna liquida fresca
80g di zucchero di canna
3 uova
3 tuorli
100g di amaretti sminuzzati finemente

80g di zucchero per il caramello

Procedimento


In un recipiente sbattete le uova intere e i tuorli con lo zucchero, unite gli amaretti (ridotti in polvere utilizzando un cutter), il miglio cotto e ormai freddo, il latte e la panna, mescolate bene e lasciate da parte. In un pentolino antiaderente fate sciogliere lo zucchero e cuocetelo finché otterrete un caramello dorato, versatelo nello stampo scelto (meglio se antiaderente e non di alluminio) e subito dopo versate il composto. Cuocete a bagnomaria in forno preriscaldato a 180° C per circa un’ ora. Il budino sarà cotto quando inserendo uno stecchino all’ interno ne uscirà pulito ma con tracce di caramello sula punta, se a metà cottura la superficie dovesse risultare troppo dorata, coprite con della carta argentata. A cottura ultimata estraete la teglia dal forno, lasciate raffreddare completamente lo stampo lasciandolo nell’ acqua e poi mettetelo in frigorifero a riposare per almeno 4 - 5 ore o fino al giorno dopo. Prima di sformare il budino, passate la lama di un coltello sui bordi per staccarlo e capovolgetelo con un gesto deciso direttamente sul pitto di portata.




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19 marzo 2018

Frittelle di riso senza lattosio


Se non avessi preparato le frittelle di riso proprio oggi, mi sarei sentita come le peggiori delle figlie....in verità questo post era assolutamente  l' ultimo dei miei pensieri, in scaletta altro avrebbe avuto la precedenza....primo perché le frittelle di riso nel blog già ci stavano e secondo perché ero in procinto di presentarvi le ricettuzze del nuovo servizio per Fior Fiore In Cucina Coop. Però non ho potuto ignorare la versione di quest' anno tutta senza lattosio  (in famiglia il babbo del caso lo dovrebbe evitare). Quindi le ricette su dette passeranno a domani e adesso, se ancora non avevate pensato di dover friggere...beh...dovrete ripensarci perché sarebbe un peccato perdersi questa merenda che trovo tanto allegra e che fa tanto casa e pantofole.

Se non avete il tempo di cuocere il riso con largo anticipo, potrete realizzare la ricetta ugualmente, basterà magari stare un po' più larghi con la quantità di fecola...provate a raddoppiarla ma se il composto dovesse risultare ancora troppo liquido, unitene ancora però senza mai superare i 150g ^_____^.


Frittelle di riso senza lattosio

Ingredienti

500ml di latte di riso
500ml di latte di soia
250g di riso Originario
2g di sale
1 baccello di vaniglia Bourbon
la scorza di un limone non trattato
50g di fecola di patate
120g di zucchero semolato
2 uova grandi
30ml di Alchermes

abbondante olio di arachidi per friggere
zucchero semolato q.b.

Preparazione



LA SERA PRIMA CUOCERE IL RISO: in una casseruola portate a bollore il latte di riso  unito al latte di soia con all' interno il baccello di vaniglia inciso longitudinalmente, la scorza del limone grattugiata e il sale;  versate adesso il riso e cuocerlo per circa 35 minuti, sempre mescolando in modo da far uscire tutto l' amido (il riso dovrà risultare cremoso, quasi disfatto ma sempre distinguibile). Una volta raffreddato, versate il composto in un recipiente pulito e coprite con della pellicola per alimenti, ponetelo in frigorifero fino al giorno dopo.

COMPLETARE L' IMPASTO: separate i tuorli dagli albumi; estraete il riso dal frigorifero e unite i tuorli, 100g di zucchero, la fecola di patate e l' Alchermes, mescolate bene in modo da uniformare il tutto. A parte montate gli albumi a neve ben ferma insieme ai 20g di zucchero rimasti e incorporateli al composto.

FRIGGERE: portate l' olio ad una temperatura di 175°C e friggete le frittelle; con un cucchiaio prelevate una piccola quantità di composto e lasciatela scivolare nell' olio bollente. Cuocete avendo l' accortezza di girare le frittelle su entrambi i lati per almeno due volte (per uniformare la colorazione). Scolate su della carta assorbente e dopo poco cospargere con lo zucchero semolato.








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18 marzo 2018

Confettura di frutti di bosco con il metodo Ferber



Non avrei potuto scrivere questo post prima del precedente...lo capirete dopo!

Diciamo pure che vi permetto di tirarmi le orecchie......ahahhhhah ma ciaooooo....è da giorni che mi riprometto di venire a scrivere un post, questo sarebbe stato in programma già dalla scorsa settimana, poi però tra una cosuccia e l' altra....rimanda, rimanda e ancora rimanda...mi sono allungata un bel po' fino ad arrivare a questa giornata tanto uggiosa, tanto noiosa ma tanto casalinga....dove tutti sonnecchiano e mangiano...mangiano e ancora sonnecchiano e dove io...ovviamente....silenziosa e con l' intenzione di diventare invisibile a tutti e a tutto, mi sono ben appollaiata sulla poltrona comoda che uso quando mi dedico a voi ^_^, motivata per portare a termine la ricetta di oggi....e avanti su...keep calm and "....lasciateme tranquilla 'na mezzoretta"....si ma anche due va!

Se mi chiedete di fare un nome proprio adesso io non posso che nominare lei...Christine Ferber....eheeeee si..se io fossi Pinocchio sarebbe lei la mia fata Turchina....se io fossi Cenerentola sarebbe esattamente Maga Magò e ancora se fossi la bella addormentata nel bosco sarebbe Flora, Fauna e Serenella messe insieme. Lei è davvero la fata delle confetture  (infatti è così che la chiamano) e chi non la conosce deve per forza di cose rimediare a tale mancanza. 

Christine Ferber è residente in Alsazia (regione storica Francese), è una bella signora considerata essere una delle migliori esperte in campo di confetture, è autrice di diversi libri (io ne ho uno stupendo infatti), vende i sui straordinari prodotti nel suo negozio a metà strada tra una panetteria e un alimentari ed io la amo alla follia...un genio, una da Oscar subito!!!!!


Con la Ferber le confetture sono un vero spettacolo....il suo metodo ha come scopo quello di rispettare la frutta, la mantiene integra sia dal punto di vista del sapore che del colore, ma andiamo avanti per gradi...dunque... fare marmellate e confetture è una pratica che adoro, in questo post infatti mi ero espressa ampiamente, avevo scritto un fiume di parole ma parlando di cose utili però...vero???!??! Lo avete letto??!!?? Nel caso tornate un minutino indietro, leggetevelo  tutto d' un e poi però tornate subito qui da me.....fatto? Avete fissato bene in mente i concetti base sul come fare marmellate e confetture? Credo di si...quindi tornando al metodo Ferber abbiamo detto che è senza dubbio un metodo veloce e sicuro....sicuro nel senso che con certezza, seguendolo, non potete sbagliare un colpo....le confetture con lei risultano sempre della consistenza giusta (scordatevi quindi di aggiungere pectina), hanno un sapore unico, autentico e anche il colore rispecchia quello della frutta in origine. 

Di solito però voi che fate quando volete preparare una confettura? Procedete con il metodo classico...vero? Prendete la frutta, la lavate, la tagliate, la pesate, unite la giusta quantità di zucchero (Ah...aspè...per la quantità di zucchero da usare per una confettura leggetevi magari ancora questo post  e Christine Ferber ne considera sempre 800g per chilogrammo di frutta, nota che non potevo scordare di sottolineare ^_^!), poi una strizzatina di succo di limone e via sul fuoco...una bella cottura, che ovviamente uccide colori e consistenze e magari anche una frullatina con un mixer ad immersione per dare un aiutino alla pectina presente

Ok...tutto questo potrebbe andare...o meglio...POTEVA andare prima di venire a conoscenza di questo METODO GRANDIOSO... la Ferber allora che fa di tanto innovativo? Ehhhhh......su cosa si basa questo sospirato metodo? 


Ecco riassunte in modo sommario ma efficace le quattro principali fasi: (due fasi di macerazione e due brevi fasi di cottura)

  • la frutta dopo essere stata scelta con cura, lavata, fatta a pezzi e unita allo zucchero subisce una breve macerazione...un' oretta???!?! Si dai..più o meno, senza fare troppo i fiscali.
  • la frutta macerata subisce la prima breve cottura, si porta ad ebollizione e poi si allontana dal fuoco (qui ben visibile sarà lo sciroppo formato grazie allo zucchero e al limone).
  • la frutta così trattata viene lasciata macerare ancora al fresco per almeno 12h  (io certe volte mi sono allungata anche a 18/20h ^_^).
  • la frutta viene finalmente trasformata in confettura subendo l' ultima cottura che consentirà in poco tempo di ottenere la consistenza giusta con un' adeguata e conseguente concentrazione di liquido.

Per la cottura finale si potrà decidere di procedere così:

  • iniziare con il solo sciroppo per poi unire in un secondo tempo anche la frutta (scelta da valutare per la frutta ritenuta più delicata e magari anche più ricca di liquidi).
  • procedereda subito con succo e frutta insieme.



OVVIAMENTE queste sono più o meno le regole principali sulle quali si basa il metodo Ferber...poi varianti come la frutta detteranno altre leggi sempre pertinenti e fondate.

Se posso fare un appunto però devo dire che in generale, per questo metodo, io prediligo la scelta di frutti acidi e maturi il giusto (il giusto per me, quindi non troppo) perché con 800g di zucchero per chilo di frutta, alla fine dei giochi la confettura tende a stuccarmi/stancarmi.


IL PERCHÉ DEI FRUTTI DI BOSCO PROPRIO ADESSO? Ehhhhh...perché la tendenza e sempre quella di comprarne più del necessario, ultimamente tutto il lavoro che avevo si basava su ricette che prevedevano lamponi, fragole, ma anche mirtilli e more....frutti di bosco insomma e avendone accantonata una quantità considerevole la scelta di trasformare il tutto in della confettura è stata quasi obbligata...sono frutti delicati e si sa che in frigorifero durano ben poco no??!?!?? 

 La ricetta adesso ha la necessità di essere scritta, lo faccio al volo e mi raccomando di leggervi bene ancora il post della Marmellata di limoni ma più che altro per fissarvi bene in mente come sanificare e poi pastorizzare (se del caso) i barattoli delle meraviglie.




Confettura di frutti di bosco con il metodo Ferber

Ingredienti
(per circa 4 barattoli da 375g)

1kg di frutti di bosco (divisi in parti uguali tra mirtilli, more, fragole e lamponi)
800g di zuchero semolato
il succo di 1 limone piccolo

occorrente:

una terrina capiente
una pentola in acciaio inox dal fondo alto o la classica pentola per confetture in rame
un termometro da zucchero

Procedimento

  • La sera prima lavate e pulite la frutta, tagliate a metà le fragole e mettetela in una terrina insieme allo zucchero e al succo di limone appena spremuto; lasciate marinare per circa un' ora, a temperatura ambiente.
  • Versate tutto il composto in una pentola abbastanza capiente (io uso una pentola di acciaio inox) e appena inizia a bollire allontanate subito dal fuoco; versate adesso tutta la miscela in una terrina e coprite con della carta da forno, trasferitela poi in frigorifero e lasciate riposare per tutta la notte, per almeno 12 ore.
  • Il mattino seguente, filtrate tutto il succo e portatelo a bollore, a fuoco medio, quando avrà raggiunto la temperatura di 110°C, unite anche la frutta, a questo punto la temperatura della confettura subirà una diminuzione.
  • Lasciate cuocere ancora fino a quando avrà raggiunto i 103°/105° C (di solito si arriva ai 105° C ma io preferisco fermare la cottura poco prima per avere una confettura più fluida), ci vorranno davvero pochi minuti.
  • Allontanare subito dal fuoco e versare nei barattoli precedentemente sanificati; chiudete ermeticamente e se necessario procedete con la pastorizzazione (qui per sapere come fare).







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1 marzo 2018

Marmellata di limoni


Ho recentemente scoperto che il nome “marmellata” deriva dal termine marmelo, che in portoghese significa “mela cotogna" ed è comunemente usato per indicare tutte le conserve dolci a base di frutta. In realtà si posso chiamare “marmellata” solo quei prodotti a base di agrumi (arancia, limone, bergamotto, mandarino, cedro e pompelmo); tutti gli altri frutti producono confetture, gelatine o composte, a seconda della percentuale e del tipo di frutta utilizzata.....mi raccomando...non chiamate più marmellata qualsiasi cosa....ahahahhhhha....ci tengo certe volte alla forma ^___^!



Vediamo di fare un po' di chiarezza sulle conserve dolci di frutta...provo ad elencarvi le varie tipologie precisando anche la percentuale di zucchero occorrente per ciascuna preparazione ^_^:

Si chiama MARMELLATA  la miscela portata a consistenza gelificata di zuccheri, acqua e agrumi (sotto forma di purea, polpa, succo e scorze), la quantità di agrumi per 1kg di prodotto finito non deve mai scendere sotto i 200g (di cui 75g provenienti dall' endocarpo cioè la polpa di agrumi suddivisa in spicchi separati).

NOTA - l’ agrume è costituito da alcune parti fondamentali e tra quelle principali riconosciamo il FLAVEDO che è la parte esterna della buccia, l’ ALBEDO che è la parte interna della buccia, il PERICARPO che comprende il flavedo e l’ albedo (la buccia per intero), l’ ENDOCARPO che è la polpa suddivisa in spicchi.  



Si chiama CONFETTURA la miscela portata a consistenza gelificata di zuccheri, acqua e frutta in genere (sotto forma di purea o polpa), la quantità di frutta per 1kg di prodotto finito non deve mai scendere sotto i 350g, fatta eccezione per alcuni frutti particolari come il ribes rosso, il ribes nero e le mele cotogne.

Si può parlare di confettura extra quando si utilizza la polpa non concentrata di frutta (polpa di frutta che non è stata sottoposta ad un processo di eliminazione di una certa quantità di acqua dalla sua composizione originale) e la quantità utilizzata per 1kg di prodotto finito non scende sotto i 450g.

Si chiama GELATINA la miscela portata a consistenza gelificata di zuccheri, acqua e estratto acquoso o succo di frutta. I parametri da rispettare per 1 kg di prodotto finito sono gli stessi usati per la preparazione della confettura. Si parla di gelatina extra quando per 1kg di prodotto finito la percentuale di succo di frutta utilizzato non scende sotto i 450 grammi.

Per una confettura o marmellata che sia, la quantità di zucchero è fondamentale...in generale se ne considera sempre una quantità pari o superiore al 60%....tale percentuale però può variare a seconda del tipo e del grado di maturazione della frutta stessa, per questo fattore è possibile utilizzarne una quantità inferiore al 60% ma mai al di sotto del 45%.
Come linea di massima però diciamo che scelgo di utilizzare 750g di zucchero per 1kg di frutta al netto degli scarti. Per la frutta più acida come gli agrumi si può anche arrivare al rapporto  di 1 a 1. 

Nel caso in cui i parametri sopra indicati non fossero soddisfatti, si può parlare di “composte”, cioè conserve dolci in cui la percentuale di frutta prevale su quella degli zuccheri (per 1kg di prodotto finito, la frutta non deve mai scendere sotto i 650g). Per tale motivo questo tipo di preparazione ha un tempo di conservazione nettamente inferiore ma ha dalla sua un apporto calorico contenuto dato che il tenore di zucchero proviene quasi esclusivamente del frutto stesso.


Quando si parla di conserve di frutta fatte in casa, la frutta deve essere di stagione e se non reperita a km 0 almeno non deve essere trattata chimicamente perché la buccia, che fa da filtro nei confronti degli agenti inquinanti dell’ambiente esterno, è un elemento molto prezioso nella preparazione delle conserve: spesso infatti è ricca di pectina naturale, che serve per gelificare. Per questo il lavaggio della buccia deve essere accurato, in modo da eliminare anche eventuali residui di terra. Sarebbe opportuno lasciarla in ammollo in acqua pulita unita a bicarbonato, per eliminare eventuali tracce di pesticidi (un cucchiaio pieno di bicarbonato per ogni 5l di acqua).

Se zucchero e frutta sono fondamentali per la preparazine di conserve dolci, anche il succo del limone è un ingrediente fondamentale da non dimenticare di includere tra gli ingredienti: affinché avvenga il processo di gelificazione della pectina, è opportuno che la frutta abbia una certa dose di acidità. 

L’ acido citrico regola il pH della conserva, è utile per acidificare quella frutta che di per se lo è poco, rappresenta la componente acida fondamentale per la gelificazione perché favorisce la trasformazione della pectina, evita l’ ossidazione della frutta tagliata ed è un ulteriore elemento utile alla conservazione, oltre a essere un esaltatore di sapori. Per 1 kg di frutta sarà sufficiente un limone di taglia media.

COME FACCIO A SAPERE SE I BARATTOLI CHE UTILIZZO SONO PERFETTAMENTE SANIFICATI? Eh....giusta domanda...sanificare i barattoli destinati a contenere le conserve dolci di frutta fatte in casa è una pratica fondamentale....ecco di seguito i giusti passaggi da fare per non avere più dubbi: 


  1. Per prima cosa lavate molto bene sia barattoli e sia i tappi sotto l’acqua corrente utilizzando un sapone poco aggressivo, poi sciacquateli nuovamente per eliminare eventuali odori.
  2. Prendete una pentola abbastanza capiente da contenere il numero di barattoli che avete deciso di sanificare. Rivestitela con un canovaccio pulito e sistematevi dentro i barattoli, con l’apertura verso l’alto. Utilizzate un secondo canovaccio, posizionandolo tra un barattolo e l’altro in modo da non farli toccare tra loro perché, durante la cottura, potrebbero urtarsi e rompersi.
  3. Riempite la pentola d’acqua, in modo che i barattoli siano completamente immersi. Portate a ebollizione, poi abbassate la fiamma e lasciate bollire a fuoco basso per almeno 30 minuti.
  4. Quando mancheranno 10 minuti al termine del tempo, unite anche i tappi, che vanno inseriti in un secondo tempo, per evitare che si deformino con l’eccessivo calore.
  5. Allontanate la pentola dal fuoco e lasciatevi raffreddare dentro i barattoli. Solo quando l’acqua sarà diventata fredda, estrarteli utilizzando una pinza e adagiateli a testa in giù sopra un canovaccio pulito. Dopo 10 minuti, capovolgeteli e lasciate che si asciughino completamente.
Un' altra cosa che mette sempre in crisi quando si procede con queste preparazioni è la cottura.......

...sarà cotta? Ma sembra liquida....mhmmmm....allora magari vado avanti ancora un po'....ma se poi la cuocio troppo?????!!?!?! Dopo diventa un mattone!!!!!!!


Allora niente panico perché ci sono due metodi quasi infallibili per riuscire ad ottenere la giusta consistenza (giusta per ognuno di noi però....perché a me per esempio piace un po' più lentina....), ovvero verificare la cottura con il termometro da zucchero o con il metodo del piattino freddo (e mi raccomando, usatene uno di porcellana bello resistente altrimenti rischierete di spaccarlo, a me è capitato^_^).

Se utilizzate il termometro immergete la sonda direttamente nella pentola con dentro la marmellata o confettura, assicuratevi che sia ben piazzata e aspettate che la temperatura arrivi a 105° C. A questo punto interrompete la cottura e procedete subito con l’invasamento. Io personalmente mi fermo a 103°/104° C perché come già anticipato mi piace ottenere una conserva dolce piuttosto lenta.  
Se utilizzate il metodo del piattino freddo mettetelo  in freezer per 5 minuti, poi tiratelo fuori e lasciateci cadere sopra qualche goccia di conserva. Se inclinandolo la goccia scivola via velocemente, la cottura va proseguita per qualche altro minuto, se invece si rapprende subito, diventando più spessa, significa che la conserva è pronta per essere invasata. 



Una volta che avrete sanificato i barattoli, scelto la frutta giusta, deciso che tipo di conserva preparare, cotto e invasato, potrà essere il momento di PASTORIZZARE i vostri barattoli.


Per pastorizzare le conserve dovete:

  • Mettere un canovaccio sul fondo di una pentola grande e alta almeno 10 cm in più dei barattoli: quando li immergete, l’acqua dovrà sovrastare il tappo di almeno 5 cm.

  • Posizionare un secondo canovaccio tra un barattolo e l’altro, in modo da non farli urtare in cottura.

  • Accendere il fuoco, coprire con un coperchio e portare l’ acqua  a 100 °C. Nel caso in cui il livello dell’acqua si abbassasse, ripristinatelo il prima possibile aggiungendone di nuova.

  • Allontanare la pentola dal fuoco e lasciare i barattoli a raffreddarsi completamente nell’acqua. Il fine è quello di farli raffreddare il meno velocemente possibile, per evitare uno sbalzo termico.


ALLORA...vi ho parlato dei diversi tipi di conserve, di zucchero, di frutta e di limone, poi abbiamo affrontato il discorso su come sanificare i barattoli, abbiamo citato anche la cottura e fatto cenno alla successiva ed eventuale pastorizzazione....probabilmente avrò dimenticato qualcosa ma spero vivamente di avervi fornito le principali nozioni per permettervi di realizzare bene e in sicurezza le vostre conserve di frutta homemade.

In onore di questo post così dettagliato, la ricetta di oggi sarà una semplicissima marmellata di limoni, l' albero in campagna ce ne regala sempre di straordinari, utilizzzare solo le scorze certe volte è un vero dispiacere...ecco il perchè di questa ricetta che è un' esigenza ma anche una vera goduria per il mio palato...io ADORO I LIMONI  e di conseguenza ADORO LA MARMELLATA DI LIMONI.



Marmellata di limoni


Ingredienti
(per circa 2 vasetti da 400g)

5 limoni non trattati
500 g di zucchero semolato
il succo di 1 limone non trattato


Procedimento


  1. Occupatevi per prima cosa dei barattoli, seguite bene le indicazioni per sanificarli e lasciateli da parte ad asciugare.
  2. Lavate molto bene i limoni, eliminate le estremità e tagliateli a fettine sottili, togliendo i semi. Mettetele in una ciotola, coprite completamente con acqua fredda e lasciate riposare fino al giorno successivo. 
  3. Scolate le fettine di limone e mettetele in una casseruola, coprite ancora con acqua fredda  e portate a bollore. Lasciate cuocere per 10 minuti,
  4. Scolate le fettine di limone tenendo da parte circa 250 ml dell’acqua di cottura, tagliatele a fettine poi mettetele nuovamente nella pentola insieme allo zucchero, al succo del limone e all’acqua tenuta da parte.
  5. Cuocete il composto fino a quando avrà raggiunto la temperatura di 105 °C (io arrivo a circa 103° C e se non avete un termometro, non appena la marmellata vi sembrerà densa al punto giusto, verificate la cottura con il metodo del piattino freddo sopra descritto). Non preoccupatevi se la marmellata vi sembrerà liquida, appena fredda si solidificherà molto, solitamente ci voglio dal bollore circa 15 minuti ma molto dipenderà dall' intensità dal calore quindi non batate al tempo ma fidatevi o del termometro o del vostro intuito.
  6. Con un mixer a immersione, frullate parzialmente la marmellata, trasferitela in dei barattoli sanificati (non riempiteli fino all' orlo ma lasciate circa 1cm libero), chiudete ermeticamente e fate pastorizzare per circa 10 minuti a partire dal bollore.






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